Community: è una delle parole più usate quando si parla di social, personal branding e lavoro online.
Hai presente no di cosa parlo?
Se ti occupi di social, personal branding o stai cercando di costruire la tua attività online come Home Stylist, probabilmente questa parola la senti ripetere in continuazione.
“Devi creare una community.”
“La tua community è la cosa più importante.”
“Devi prenderti cura della tua community.”
E lo capisco bene, perché è un termine che nel mondo online è praticamente ovunque.
Da Home Stylist che ha costruito la propria attività anche attraverso la presenza online, e da persona che accompagna altre Home Stylist (o aspiranti tali) a fare lo stesso, mi confronto spesso con questo tema.
Perché quando inizi a raccontare il tuo lavoro online non stai semplicemente cercando follower.
Stai cercando di creare relazioni.
Persone che possano riconoscersi nel tuo modo di vedere le cose, nel tuo approccio, nei valori che condividi e magari scegliere, un giorno, di affidarsi proprio a te.
Ed è qui che arriva il mio piccolo problema.
Perché, anche se il concetto alla base è bello, c’è qualcosa nella parola “community” che non mi convince.
Quando si parla di community online, si intende un gruppo di persone che ti segue con interesse, interagisce con i tuoi contenuti, legge le tue email, risponde alle tue storie e, nel tempo, inizia a riconoscersi nei temi che condividi.
In pratica, non si tratta semplicemente di avere dei follower.
Una community è qualcosa di più: è un insieme di persone che scelgono di tornare, ascoltarti e seguirti nel tuo percorso.
Per chi lavora online è considerata una delle cose più importanti da costruire, perché prima ancora dei clienti, delle collaborazioni o delle vendite, ci sono sempre le persone.
Ecco.
Fin qui sono assolutamente d’accordo.
È dopo che iniziano i “miei” problemi
Se sei online da un po’ di tempo, ti sarai accorta che esistono alcuni termini “marketingesi” che tornano continuamente.
Alcuni mi piacciono, altri mi sono indifferenti e altri ancora invece proprio non li sopporto.
E tra questi c’è lei: la parola community.
Non so te, ma io proprio non la sopporto!
In realtà anche la parola FOLLOWER mi irrita… forse pure di più. Ma ormai, per fortuna, la sento usare sempre meno.
Non so perché.
È come se mi si smuovesse qualcosa dentro ogni volta che la sento.
Apri Instagram e tutti ne parlano:
“Community qua…”
“Community là…”
“La mia community mi ha chiesto…”
“La mia community vuole…”
Ecco.
Ogni volta che la sento mi viene una leggera irritazione… tipo così😖
Come mai?
Credo perché mi dà una sensazione di possesso.
Come se sottintendesse: “queste persone appartengono a me”.
So benissimo che non è questo il significato reale della parola.
Ma emotivamente è la sensazione che mi trasmette.
A me piace pensare che le persone non mi appartengano (e a me non piace appartenere ad altri creator… anche se li seguo molto volentieri!).
Che scelgano di leggermi oppure no, di seguirmi per anni o sparire per mesi, di essere d’accordo, o meno, con me su alcune cose e completamente in disaccordo su altre.
E va benissimo così.
Anzi, è proprio così che dovrebbe essere.
Quando dico “community”, invece, è come se vedessi un gruppo da cui si entra con facilità, ma da cui è più difficile uscire.
Sto spiegando malissimo questa cosa🙈
Ci riprovo.
È come se una volta che mi hai scelta, tu fossi automaticamente “dentro”.
Come se la singola persona passasse in secondo piano e contasse soprattutto il gruppo e il numero che contribuisce a fare; come se improvvisamente non fossi più tu, ma una delle tante persone che fanno volume; come se una volta entrata dovessi seguirmi ovunque vada, pensare come me, essere sempre presente.
Che poi, paradossalmente, anch’io ho persone che seguo da anni e di cui non mi perdo praticamente nulla!
Ma non sono d’accordo con tutto quello che fanno o dicono.
E meno male… altrimenti dove sarebbe la mia personalità?!
Insomma, nonostante sia una parola corretta, perché di fatto io faccio parte della community di queste poche persone che seguo sempre con interesse, a me continua a non piacere.
Mi dà una percezione un po’ distorta della realtà semplice che descrive
Non so perché.
Sarò matta.
Infatti, se ci fai caso, non mi hai mai sentita usarla, forse forse all’inizio inizio (trascinata dalla tendenza di usarla…), ma poi presto tornata sui miei passi, sul mio modo di essere e di fare.
Cosa dico quindi quando parlo alla “mia community” (😖), ad esempio nelle storie di Instagram?
Negli anni l’ho sostituita con un’altra parola: LETTRICI.
Ci ho messo un pò a trovare un termine che avesse la stessa efficacia, magari non lo è, ma certamente mi piace molto di più.
Perché mantiene quel senso di vicinanza che cerco, ma lascia aperta la porta.
Una lettrice mi dà più l’idea di una persona singola, con la sua identità, la sua storia e il suo modo di vedere le cose.
Non una persona che diventa semplicemente parte di un gruppo indistinto.
Mi piace pensare che chi mi segue mantenga la propria personalità e la propria unicità, anche quando trova qualcosa in comune con me o con altre persone che leggono quello che condivido.
Una lettrice può arrivare, fermarsi, leggere per mesi, sparire, tornare.
Senza obblighi.
Senza appartenenze forzate.
E forse è proprio questo che mi piace.
La libertà
Il fatto che una persona possa arrivare qui per curiosità, leggere qualche email, sparire per mesi e magari tornare più avanti.
Senza sentirsi “dentro” o “fuori” qualcosa.
E a pensarci bene, è anche il motivo per cui preferisco dire lettrici.
Perché oggi sono poco più di 100 persone che leggono la Proletter ogni 2 venerdì, ma so che ognuna di esse è arrivata per un motivo diverso e si trova in un momento diverso del proprio percorso.
Ed è proprio questo che mi incuriosisce.
In quale situazione ti riconosci di più?
1️⃣ Sei una neo Home Stylist e vuoi imparare le strategie giuste per proseguire per la strada giusta, evitando errori evitabili e perdite di tempo inutili.
2️⃣ Aspiri ad essere Home Stylist, hai il desiderio di lanciarti online, ma c’è ancora qualcosa che ti trattiene e stai cercando quella spinta, quella conferma che ti faccia finalmente partire.
3️⃣ Sei Home Stylist, hai già un’attività avviata e sei alla ricerca di idee, strumenti e soluzioni per renderla più efficiente, organizzata e soddisfacente.
Rispondi qui sotto nei commenti 1️⃣, 2️⃣ o 3️⃣, ti leggo e rispondo con curiosità.
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